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articolo pubblicato su "La Bicicletta", luglio 1997
di Carlo Turchetto


Circa 25 kilometri di lunghezza per 1022 metri di dislivello: sono i dati della piccola strada che, tra alte scarpate rocciose e in mezzo a boschi di conifere, sale vero i 1340 del rifugio.

Località di partenza: Tregnago (VR)
Lunghezza: 24.8 km
Dislivello: 1028 metri
Pendenza massima: 11 per cento
Pendenza media: 4.1 per cento
Quota massima raggiunta: 1340 metri
Esposizione: sud
Periodo di percorrenza: da marzo a dicembre
Info: Rifugio Revolto tel. 045/7847039, Rifugio Boschetto tel. 045/7847005


Il percorso
La salita che vi proponiamo attraversa da sud a nord la zona dei monti Lessini veronesi, fino a raggiungere il Rifugio Revolto, alla base del Gruppo del Carega, punto di partenza di una fitta rete di sentieri che collegano i vari rifugi e le cime di questo gruppo montuoso.
Dalla statale 11 che collega Verona con Vicenza, si imbocca a sinistra, all’altezza di Caldiero, la provinciale 11 che risale la Valle d’Illasi e la si percorre fino a Tregnago, principale centro della valle, sovrastato dai resti di un castello medievale.

I primi kilometri
Parcheggiata l’auto in Piazza Massalongo, si imbocca in bici la strada che sale in direzione nord, lasciando sulla destra, dopo 500 metri, la chiesa parrocchiale. Subito dopo ci si immette sulla strada principale girando a destra e si prosegue in lievissima salita tra vasti campi coltivati a vigneto, quindi si entra nella valle che gradualmente si restringe.
Una piccola zona industriale precede il paese di Cogollo, con antiche case ornate di affreschi popolari, che si raggiunge senza fatica per poi proseguire, sulla strada che inizia a serpeggiare nella valle che gradualmente si restringe, fino alla piccola frazione di Badia Calavena. Frequentato già in età preistorica e romana, il centro fu sede di una importante abbazia benedettina.
Usciti dal paese, si continua in leggera salita per poco più di un kilometro e poi la strada spiana regalando un bel tratto in piano fino a Ca’ di Diavolo. Lasciata alle spalle la frazione, la strada riprende a serpeggiare, fiancheggiando il grosso letto del torrente Progno d’Illasi che ci accompagnerà fin quasi alla cima. In breve si raggiunge il centro di S. Andrea, composto da un agglomerato di antiche e caratteristiche corti rurali ancor oggi ben conservate.
All’uscita la pendenza inizia a farsi sentire, ma dopo poco siamo ancora in piano. La strada, poi, inizia ad assumere un aspetto un po’ più montano restringendosi molto. Al km 10,7, un ponte sul torrente ci annuncia l’arrivo a Selva di Progno che si attraversa ancora quasi in piano. All’uscita la strada si impenna per un breve tratto e prosegue quindi in leggera salita.

Un panorama alpino
Il panorama, intanto, si è fatto decisamente più alpino e la valle si è ristretta a tal punto che nel suo fondo trovano ormai spazio solo la stretta stradina che percorriamo e il torrente che l’accompagna instancabile.
Il percorso si snoda quindi sul declivio orientale della valle sfiorando una serie di contrade in parte abbandonate. La pendenza gradualmente aumenta, mai comunque in modo tale da divenire preoccupante e, al km 13,7, incontriamo il primo tornante seguito, dopo pochi metri, dal secondo. La salita si fa ora decisamente sentire.
Si abbandona il fondo della valle per alzarsi lungo il suo fianco destro e lasciare il torrente molto più in basso. Dopo un piccolo capitello la strada spiana leggermente per poi riprendere a salire entrando ed uscendo dal bosco. Ancora un culmine al km 15,2 e quindi, con un kilometro e mezzo di lieve discesa, si arriva in vista di Giazza, annunciata dall’alto campanile.
In questo antico paese sopravvive ancor oggi la lingua germanica altomedievale. Posto al culmine della valle d’Illasi, alla confluenza dei torrenti Revolto e Fraselle, conserva a tratti l’antico tessuto edilizio, concentrato su una ripida stradina che s’inerpica sulle rocce. La strada che percorriamo si mantiene invece in quota con una ottima vista sul paese che rimane più in basso sulla nostra sinistra. Un tornante a sinistra, posto proprio nei pressi della biforcazione della valle, ci permette di infilarci nel suo ramo sinistro che prende da qui il nome di Valle di Rivolto.
Lasciato alle nostre spalle anche quest’ultimo borgo, la strada s’impenna all’improvviso, ma poco dopo spiana di nuovo costeggiando alcune malghe adibite ad agriturismo. Un tornante destrorso al km 19 ci riporta bruscamente a una dura pendenza. I tornanti si susseguono rapidi e lo stretto nastro di asfalto s’inerpica nel bosco assumendo quasi a tratti, le sembianze di una mulattiera.
Dopo un kilometro e mezzo di fatica, un breve tratto di 300 metri di riposo, nei pressi di un grosso masso incastrato sul fondo del torrente, giunge propizio per riprendere fiato.

Si sale duramente
La strada torna quindi a salire duramente attraversando un bosco di sempreverdi frammisti ad una fitta vegetazione che, nella stagione autunnale, si tinge di rosso vivo. Un ponticello al km 21,4 ci consente di attraversare il torrente e portarci alla sua sinistra raggiungendo in breve la Casa Dogana Vecchia della Regione Veneto.
Ancora un paio di tornanti e si esce dal bosco costeggiando, al km 22,3, dopo un tornante sinistrorso, la deviazione per il Rifugio Boschetto che resta sotto di noi sulla destra. La strada si restringe ancora rientrando nel bosco e prosegue a strette curve, attraversando una serie di ponticelli, in un’atmosfera davvero uggestiva.
L’arrivo è oramai prossimo: un tornante a sinistra ci consente di vedere per l’ultima volta il torrente Revolto che si infila verso nord, mentre noi risaliamo, con un ultimo tornante, il pendio ovest della valle per arrivare, in breve, in vista del rifugio.
All’altezza di un ultimo tornante, sempre a sinistra, un’indicazione a destra per la chiesetta di S. Giovanni Battista Revolto e l’omonimo rifugio ci avvisa che le nostre fatiche sono finite.
La strada asfaltata prosegue ancora per poco più di 500 metri per attestarsi all’altezza di una sbarra e divenire, di lì in poi, sterrata.

Il ritorno
Il ritorno, data l’impossibilità di proseguire con una bici da corsa, è per la strada dell’andata. Un’alternativa può essere comunque quella di imboccare, nel tratto tra Selva di Progno e Tregnago, una delle tante strade asfaltate che escono dalla valle verso destra o sinistra e con esse, molte volte con ripide salite, portarsi in una valle parallela da seguire poi in discesa fino alla statale Verona-Vicenza.

In sintesi
La salita, dunque, può per comodità essere divisa in tre parti.
La prima, da Tregnago a Selva di Progno (11,1 km al 2,3%), comprende il tratto di strada con cui si entra nella valle e si inizia a salire lievemente, con pezzi in leggera salita alternati ad altri completamente piani. Si attraversa una serie di paesi in parte agricoli e in parte industrializzati. Il nostro consiglio è di usare questa prima parte per un adeguato riscaldamento, senza mai forzare l’andatura.
Con la seconda parte, da Selva di Progno a Giazza (5,4 km al 3,9%), si entra nella parte alpina del percorso, e si incontrano il bosco e i primi tornanti. La pendenza non è mai proibitiva e l’arrivo in paese è quasi in piano.
La terza parte, da Giazza alla cima (8,3 km al 6,7%), è decisamente la più impegnativa. I tornanti si susseguono incessantemente e la pendenza, piuttosto incostante, con il passaggio più duro tra il diciannovesimo e il ventesimo kilometro, taglia le gambe, anche perché non si riesce a trovare un ritmo da seguire per un tratto sufficientemente lungo. L’ombra del bosco, costante fino al rifugio, e la natura ancora incontaminata, mitigano sicuramente le difficoltà e aiutano a dimenticare la fatica.


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