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articolo pubblicato su "La Bicicletta", settembre 2003
di A. Penelope e C. Turchetto


Partiamo da Arezzo per affrontare un percorso vario che permette diverse visite culturali anche a Bibbiena e Vallombrosa. Il tracciato proposto in queste pagine ripercorre, in parte, quello della decima tappa del 79° Giro d’Italia, svoltosi nel 1996.

Fu un Giro con molte maglie rosa, e assai combattuto, quello del 1996, che ha portato alla ribalta volti nuovi nel ciclismo mondiale, dopo gli anni di Indurain, Berzin e Rominger. Partito in modo spettacolare dalla Grecia, con tre tappe tra Atene e Ioanina, e combattuto fin dai primi momenti a medie assai elevate, la prima maglia rosa fu di Martinello, che la portò per quattro giorni, interrotti a metà da una furtiva apparizione di Zanini. Iniziate le prime montagne, fu per un giorno di Hervé, ma, quando la strada salì per davvero, passò sulle spalle di Rebellin, che la tenne fino alla dodicesima tappa. La vera svolta, però, si ebbe in Liguria, nella tredicesima tappa, sulle rampe di Prato Nevoso, quarta salita di una breve ma impegnativa giornata, che portò alla ribalta il russo Pavel Tonkov. Anche Abraham Olano era avanzato in classifica generale e nella diciannovesima tappa a cronometro di Marostica si portò alle spalle di Tonkov, con un solo secondo di svantaggio, sfilandogli la maglia il giorno dopo sul Pordoi. Il Giro sembrava terminato, ma prima dell’arrivo a Milano c’erano ancora gli sterrati del Passo Gavia, e, soprattutto, le micidiali rampe del Mortirolo, che piombarono come una bastonata sul povero Olano, restituendo la maglia a Tonkov, che la portò poi fino alla fine, secondo russo vittorioso al Giro d’Italia dopo Berzin, nel 1994.

La decima tappa
La decima tappa, da Arezzo a Prato, non lunghissima (155 km), non fu semplice. C’era il Passo della Consuma, poi altre asperità nei pressi di Monte Acuto e le rampe di Schignano, paragonabili alle classiche del nord. Fu Faustini a partire sulle prime durissime pendenze, ma venne tenuto a bada da Rebellin. Poi fu la volta di Gontchenkov, che però venne prontamente ripreso dal gruppo. Anche Olano tentò la fuga, ma il controllo sui primi della classifica fu troppo forte e la salita troppo breve per consentire un’azione prolungata e decisiva. L’ultimo tentativo fu quello del marchigiano Rodolfo Massi e per lui la strada fu finalmente libera e la vittoria a braccia alzate, con 4” di vantaggio sul gruppo guidato da Furlan. Terzo posto per Casagrande, pentito di non aver montato il pignone da 23 denti, quarto per Chiappucci e quinto per Olano.

Il percorso
Partire da Arezzo, antichissima città d’origine etrusca, significa poter vedere opere d’arte di rara bellezza: primo fra tutti, il ciclo di affreschi di Piero della Francesca nella chiesa di San Francesco; il Duomo, con le sue straordinarie vetrate; l’abside e i bassorilievi della Pieve di Santa Maria, la chiesa di San Domenico con lo straordinario Crocifisso di Cimabue; il Palazzo delle Logge e la sua Piazza Grande, per dirne solo alcuni. Usciti da Arezzo puntiamo a nord, verso Ponte alla Chiassa, che si raggiunge, in leggera discesa, in circa 7 km, tra campi intensamente coltivati, lungo la S.S. 71 Umbro-Casentinese-Romagnola. È un percorso vario che risale la valle dell’Arno fino a Bibbiena. Giunti al quadrivio di Ponte alla Chiassa, lasciamo a sinistra la strada per Anghiari e proseguiamo in falsopiano in direzione di Subbiano, pedalando con l’Arno sulla nostra sinistra. Oltrepassati Castelnuovo e Ponte Caliano, raggiungiamo Subbiano, tra le rocciose sponde dell’Arno. Questa era, un tempo, terra di castelli e torri difensive dei Longobardi, di cui rimangono oggi solo delle tracce. Il nostro procedere si fa ora più sinuoso nel seguire il corso dell’Arno finché, superata Santa Mama, ci inoltriamo nella valle, che si allarga in un ampio bacino di campi coltivati. Poi pedaliamo, in leggera salita, fino a Rassina, che lasciamo sulla destra. I pochi kilometri che ci separano da Bibbiena sono piacevoli e panoramici, soprattutto in vista della città che, dall’alto del suo colle, mostra le due caratteristiche torri; poco oltre si può scorgere anche il grande Palazzo Pretorio di Poppi. A Bibbiena non possiamo trascurare l’interessante Palazzo Dovizi del Cinquecento e la chiesa dei Santi Ippolito e Donato, eretta all’inizio del XII secolo. L’ultimo giorno di carnevale si svolge l’interessante “Bello Ballo”, con rituali e canti che, si dice, risalgano al Trecento.

Usciti dal paese
Usciti dal paese, seguiamo, a sinistra la S.S. 71 e, con poco più di 100 metri di risalita, dopo aver percorsi circa 6 km, arriviamo a Poppi, di cui il monumento più interessante è certamente il Palazzo Pretorio, risalente alla fine del XII secolo, con la sua torre posta al centro, dalla quale si gode una vista magnifica su Bibbiena e l’intera valle. Questo palazzo meriterebbe una visita, come la chiesa di San Fedele. Lasciato Poppi sulla sinistra, ci dirigiamo verso Borgo alla Collina e al bivio per Stia teniamo la sinistra continuando lungo la S.S. 70 per il Passo della Consuma. Siamo nel famoso piano di Campaldino, dove si combatté la famosa battaglia tra i guelfi fiorentini, tra cui vi era il giovane Dante, e la ghibellina Arezzo con la vittoria dei primi. Saliamo a Borgo alla Collina, che è su un’altura, da cui si possono ammirare i resti del castello (durante l’ultima guerra il paese è stato distrutto pesantemente dai tedeschi). Poco più di 14 km e un dislivello di più di 600 metri ci separano adesso dal Passo della Consuma .

La natura di vallombrosa
Il percorso si fa più sinuoso e all’altezza della deviazione per Castello di Romena, continuiamo sulla strada principale, a sinistra. La vegetazione va facendosi più montana fino a raggiungere il Passo, da cui scendiamo brevemente alla nota località turistica di Consuma a 1023 m. Subito dopo, al primo bivio, imbocchiamo la pittoresca provinciale per Vallombrosa, scendendo dolcemente a San Miniato in Alpe, tra i faggi della foresta demaniale di Vallombrosa, un’abetaia di più di 400 ettari. Poco oltre San Miniato in Alpe ci troviamo nel mezzo di uno dei tratti più belli della foresta, dove abeti e faggi si mescolano alle querce: non ci accorgiamo neppure di pedalare per i 5 km che ci separano da Vallombrosa, nonostante i 100 metri di recupero del dislivello. La storia del luogo è legata alla foresta e al monastero che vi sorse per opera dei Benedettini già nel Mille, anche se l’attuale costruzione risale al Quattrocento, un edificio grandioso e severo da non perdere. In questo luogo si rifugiò a meditare nel 1028 Giovanni Gualberto, nobile fiorentino, che, in seguito, costruì dapprima il cenobio e poi una chiesa in legno che fu consacrata nel 1050; tra alterne vicende fu da subito un monastero importante e conobbe il massimo splendore nel XIX secolo. Lasciata Vallombrosa in meno di 2 kilometri raggiungiamo, in leggera salita, Saltino, grazioso luogo di villeggiatura a quasi 1000 metri. Appena fuori dall’abitato si trova il Masso del Diavolo, un enorme sasso dal quale si può godere di un ampio panorama.

Prima di Pietrapana
Da qui scendiamo rapidamente all’ombra dei castagni, tranne l’ultimo tratto prima di Pietrapana che è tra viti e ulivi, dopo di che la vista si allarga maggiormente sulla pianura raggiungendo Reggello, sulle pendici occidentali del Pratomagno, lunga dorsale montana che si stende a sud-est di Firenze tra il Valdarno e il Casentino. Usciti dal paese la vista spazia sul Valdarno mentre raggiungiamo, in leggera discesa, Pian di Scò, la cui parrocchiale conserva interessanti capitelli fioriti e un affresco del Quattrocento. Pedalando, praticamente in costa, al Pratomagno ci troviamo continuamente a girare sui valloni che dalla montagna scendono all’Arno fino a valicare il ponte sul Faella, da cui scendiamo poi verso Castelfranco di Sopra, che lasciamo a destra, perdendo un’altra settantina di metri di dislivello. Da Castelfranco continuiamo in quota, anche se in leggera contro pendenza, fino a Certignano, per proseguire alla volta di Loro Ciuffenna, antica località etrusca particolare per le sue strette strade medievali e i suoi stemmi. Lasciata, a sinistra, la diramazione per Gropina passiamo, tra viti e ulivi, Paterna e, sempre con vista sul Valdarno, dopo qualche querceto, giungiamo a San Giustino Valdarno. Poco oltre, al primo importante bivio, proseguiamo a destra per Castiglion Fibocchi e Arezzo, e poi, all’altezza del bivio per Ponte alla Chiassa, teniamo la nostra direzione puntando dritti ad Arezzo che raggiungiamo, in leggera contropendenza, in circa 8 kilometri.

Info utili
Come arrivare. Arezzo ha una propria uscita, lungo l’autostrada del Sole A1 che collega Roma a Milano.

Mangiare e dormire. La cucina toscana non teme rivali, puntando sulla semplicità dei piatti che si basano sulla qualità dei prodotti e degli ingredienti, primo fra tutti l’olio; inoltre vanta vini tra i più pregiati d’Italia, di cui alcuni hanno raggiunto fama mondiale, come il Chianti e il Brunello, e poi l’aleatico di Montepulciano, il bianco Pomino, i passiti e i vinsanti. I piatti sono molto vari: dai primi di legumi o paste condite con sugo di selvaggina o tartufo agli arrosti d’agnello, alla fricassea, alla trippa alla fiorentina o alla famosa bistecca alla fiorentina, piuttosto che il polpettone alla toscana. Carciofi, asparagi e fagioli del Valdarno fanno spesso da contorno. La Toscana è anche mare e dunque ricche sono anche le ricette a base di pesce. E poi i salumi, come la finocchiona o la soppressata, i formaggi, come il pecorino, il brancolino, le crete del Valdarno e i dolci, che sono molto rinomati e conosciuti: il panforte di Siena, le schiacciate, i necci, le copate, ma l’elenco sarebbe certamente molto più lungo. Piacevole è dunque il meritato riposo dopo le fatiche delle pedalate, magari davanti a un bel piatto di pappardelle alla lepre o di cannelloni ripieni alla toscana. Ad Arezzo si può dormire al Minerva (tel. 0575/370390) oppure al Meublé Europa (tel. 0575/357701, e gustare la cucina aretina alla Buca di San Francesco (tel. 0575/23271); a Bibbiena si può dormire al Giardino (tel. 0575/593194); a Poppi, sempre per dormire, si può provare al Park Hotel di Ponte a Poppi (tel. 0575/529994) e mangiare al Campaldino, sempre di Ponte a Poppi (tel. 0575/529008); a Reggello troviamo l’Albergo Croce di Savoia, un’oasi tra gli abeti con vista sul Valdarno (tel 055/862035) e per mangiare a 10 km circa a Consuma, località turistica situata appena al di sotto del valico, da Sbaragli (tel. 055/8306500).


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